Sebastiano Vassalli, scrittore ex neo-avanguardista poi approdato ai lidi protetti e confortevoli del neo-romanzo storico, scrive sul Corriere un articoletto che è quanto di più fallace e fallaciano mi sia capitato di leggere ultimamente. Sostiene Vassalli che nella cultura cristiana, essendo il suicidio considerato un peccato, mai c’è stato e mai ci sarà alcun terrorista suicida, mentre questo non varrebbe per i musulmani seguaci di una religione (si sottintende barbara) che promette salvezza eterna in cambio di autodistruzione: «Il Dio degli uomini bomba, che si fanno esplodere perché sono sicuri che così andranno in paradiso, almeno da questo punto di vista è l’esatto contrario del Dio cristiano. È un Dio che usa gli uomini come armi, in nome delle sue certezze che poi sono le loro.». Peccato che a me invece risulti che anche per il Corano il suicidio sia peccato. Il fatto è – come vede bene chiunque – che ‘tecnicamente’ il kamikaze non viene considerato un suicida, ma un combattente, come avviene in qualsiasi religione quando entra in campo la nozione distorta di Guerra Santa. Lo giuro sui Crociati: di combattenti disposti a sacrificare la propria vita per Dio e per la Patria è zeppa la storia di tutte le culture e tutte le religioni. Il problema è il terrorismo, semmai, l’omicidio di innocenti, ma la religione, quella religione, c’entra poco. E certo Freda e Ventura non erano musulmani, né, per tutt’altro verso, lo era Pietro Micca. Che WASP-Vassalli si rassegni: cristiani e musulmani hanno radici e storie condivise: in comune con loro abbiamo (meglio: avete), sia Abramo che Isacco. A distinguerci (me almeno, dubito di Vassalli) è piuttosto Robespierre.
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